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Rassegna Stampa
LA CURA DELLUVA
fonte: Solaris.it, 3 set.
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La
cura delluva veniva praticata
dalle antiche popolazioni arabe, dagli antichi
romani e nellantica Grecia, difatti il
termine ampeloterapia deriva dal greco ampelos
che significa vite. Per cura delluva
non si intende un alto consumo del frutto, ma
un programma dietetico nel quale luva
viene considerata quale rimedio, con azione
terapeutica, quindi ingerita secondo precisi
canoni. Il frutto contiene numerose sostanze
salutari quali: glicidi (glucosio e fruttosio
o levulosio) pectina, gallati, oli eterei aromatici;
acidi organici: malico, succinico, salicilico
e tartarico; fosforo, calcio, magnesio, rame,
manganese, ferro, sodio. Vitamine A, B1, B2,
C e PP.
Nella buccia, flavonoidi, enocianine, tannini
e cremortartaro; tali sostanze variano a seconda
del colore delluva: nelle rosse prevale
lenina, nelle bianche lenoflavina.
Nella buccia delluva sono presenti im-portanti
sostanze con proprietà antiossidanti
quali i polifenoli, i flavonoidi e le antocianine.
Nei semi, detti vinaccioli, è presente
l8% di olio (con il 70% di acido linoleico),
il 54% di cellulosa, il 31% di acqua, inoltre:
amido, tannini e sali minerali. Lacido
linoleico è un acido grasso polinsaturo
essenziale, che è presente nellolio
ottenuto per premitura a freddo dei vinaccioli.
Il suo consumo è indicato nelle ipercolesterolemie,
ateromatosi, e affezioni cardiovascolari. E
importante tener conto delle innumerevoli varietà
di uva presenti sul mercato, e delle caratteristiche
del terreno nel quale la vite cresce, perché
il contenuto dei principi attivi è condizionato
da tali fattori. La cura delluva consiste
nel nutrirsi degli acini, oppure nel bere esclusivamente
il succo, o ancora nel ricorso ad ambedue le
pratiche. Quando si mangia, lassunzione
prevede in media il consumo da 500 grammi sino
a 2 chili al giorno, per un periodo di tre settimane,
ma alcuni testi riportano anche 30 giorni.
Gli acini vanno masticati lentamente, ingerendo
bucce e semi. Nei tempi passati lampeloterapia
si presentava quale metodica terapeutica olistica,
difatti la cura si svolgeva in campagna, e luva
veniva raccolta al mattino presto, quando era
ancora coperta di rugiada. In tal guisa lambiente
rurale, il clima, la rugiada e gli effluvi della
natura sinergizzavano la sostanza alimentare.
Nei soggetti predisposti alla sindrome dellintestino
irritato, è sconsigliato lingerimento
della buccia e dei vinaccioli, in questi casi
si ricorre esclusivamente al succo, ottenuto
da mezzo chilo duva e aumentando sino
al succo di 3 4 chilogrammi al giorno,
incrementando gradatamente nellarco delle
tre settimane di trattamento. La cura delluva
è indicata nelle anemie, convalescenze,
durante la gravidanza, nellastenia, nellartritismo
e nella stipsi. Può servire negli stati
febbrili, nei soggetti sofferenti di nefrite,
azotemia, edemi, nei disturbi dellipertensione,
nelle dermatosi. Principali proprietà:
energetica, rimineralizzante, disintossicante
(favorisce il drenaggio organico) e diuretica.
E sconsigliata alle persone in sovrappeso
e alle donne durante il periodo mestruale. Laspetto
peculiare del contenuto del succo duva
è che a contatto con i succhi gastrici
forma dei carbo-nati alcalini (presenti nel
sangue, linfa, chilo) neutralizzando gli acidi
e mantenendo lalcalinità dei liquidi
fisiologici. In alcuni casi la cura delluva
si limita al consumo aggiuntivo alla normale
alimentazione, mangiandone circa 250 grammi
prima dei pasti per la durata di 3 - 4 settimane.
In questo caso il soggetto deve attenersi ad
una scrupolosa dieta programmata e personalizzata.
Oltre al consumo delluva o del suo succo,
lampeloterapia abbraccia altri usi, come
quello del succo a-greste (ottenuto prima della
maturazione), utilizzato quale rinfrescante
negli stati febbrili e sotto forma di sciacqui
nelle angine e stomatiti. Luva passa viene
consigliata nelle affezioni polmonari, vescicali,
renali ed epatiche. La linfa che sgorga in primavera
dai tralci tagliati, serve in casi di calcolosi
renale e biliare; instillata negli occhi è
utile nelle oftalmie; in impacchi sulla cute
quale cicatrizzante.
Ora occupiamoci delle virtù salutari
del vino. Le proprietà salutari del vino
erano ben conosciute nellantichità,
tanto da sfociare nel mito, leggenda e sacre
tradizioni (le tracce del consumo del vino risalgono
almeno a 10.000 anni fa). Laccostamento
tra vino rosso e sangue si riferisce alla componente
mistica che da sempre ha posto in correlazione
il succo fermentato delluva e il sangue
delluomo e degli animali, quale dimora
dellanima.
Ed è luogo comune, a rigor di popolo,
asserire che un bicchiere di vino rosso fa buon
sangue. I biochimici hanno rintracciato nel
vino oltre 300 sostanze con azione preventivo-terapeutica.
Vediamo i principali componenti chimici del
vino elencato in una tabella riassuntiva.
ACQUA (g/l) 750 - 1.000
ALCOL ETILICO (g/l) 40-160
GLICEROLO (g/l) 4-20
GOMME E PECTINE (g/l) 2-4
ACIDI (g/l) 2-5
POLIFENOLI (mg/l) 250 - 5.000
OLIGOELEMENTI più di 500 elementi descritti
I principali costituenti non alcolici sono i
proantocianidoli ed il glicerolo; le proprietà
dei proantocianidoli offrono una via di ricerca
molto interessante, grazie a:
- azione anti-radicali liberi
- proprietà antistaminiche
- protezione vascolare
- protezione solare
- proprietà anti infiammatorie
- proprietà anticarcinogene
- proprietà antivirali (i tannini distruggono
il capside dei virus).
Lazione del vino sullorganismo umano
è a largo raggio: incrementa la secrezione
salivare (attività scialagoga) e dei
succhi gastrici; ha unazione antisettica
del cavo orale. Interviene sulla circolazione
sanguigna periferica dilatando i vasi sanguigni
e migliorando la microcircolazione.
In giuste dosi possiede unazione stimolante
cerebrale e serve per combattere lansia.
Tra le sostanze presenti nel vino ve ne è
una che ha interessato i biochimici ed i medici:
si tratta del re-sveratrolo (3,4,5 triidrossistilbene),
che è una fitoalexina prodotta dalla
vite ed è presente nella buccia degli
acini, in quantità maggiore nelle uve
rosse, rispetto alle bianche. Come composto
fenolico, il resveratrolo assicura al vino rosso
un potenziale antiossidante ed unimportante
azione preventiva a carico dellapparato
cardiocircolatorio. Un altro principio attivo
che ha attirato lattenzione dei ricercatori
sono le proantocianidine (PCO è il loro
acronimo), che sono presenti in dosi maggiori
nei semi, ma anche in altre componenti delluva
e della vite. I PCO sono ottimi antiossidanti
con azione sul microcircolo cerebrale e cardiaco.
Grazie a queste caratteristiche si suppone che
il vino possa essere daiuto nel morbo
di Alzheimer e in quello di Parkinson. I polifenoli,
i flavonoidi, gli isoflavoni presenti nel vino
(per il loro potere antiossidante) prevengono
i danni da invecchiamento precoce e mitigano
quelli causati dallinquinamento ambientale.
Recentemente in Francia sono stati condotti
degli studi che hanno rintracciato la correlazione
tra la presenza del così detto colesterolo
buono (Hdl) e il consumo giornaliero, moderato,
di vino rosso. Per gli astemi è possibile
assumere lestratto secco di vino rosso,
da sciogliere nellacqua per poter utilizzare
il benefico effetto dei polifenoli (un grammo
di polvere corrisponde ai polifenoli presenti
in dieci bicchieri di vino rosso). Anche il
vino bianco fa parte della pratica salutistica
denominata vinoterapia, e pare che abbia unazione
preventiva sui disturbi a carico dellapparato
respiratorio, oltre a favorire la diuresi. Nel
vino bianco vi sono due sostanze alle quali
sono state assegnate attività terapeutiche:
lacido caffeico ed il tirosolo, che nellorganismo
umano regolano il rilascio delle citochine.
Tale azione è favorevole negli stati
infiammatori, responsabili tra laltro
dellartrite reumatoide. Un semplice metodo
di cura attraverso luso del vino, consiste
nel ricorrere a quelli che vengono chiamati
i vini medicati, ovvero gli enoliti.
Si tratta di tinture vinose ottenute ponendo
a macero una o più droghe vegetali, di
norma allo stato secco.
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