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LA CURA DELL’UVA

fonte: Solaris.it, 3 set. ’04

La “cura dell’uva” veniva praticata dalle antiche popolazioni arabe, dagli antichi romani e nell’antica Grecia, difatti il termine ampeloterapia deriva dal greco “ampelos” che significa vite. Per “cura dell’uva” non si intende un alto consumo del frutto, ma un programma dietetico nel quale l’uva viene considerata quale rimedio, con azione terapeutica, quindi ingerita secondo precisi canoni. Il frutto contiene numerose sostanze salutari quali: glicidi (glucosio e fruttosio o levulosio) pectina, gallati, oli eterei aromatici; acidi organici: malico, succinico, salicilico e tartarico; fosforo, calcio, magnesio, rame, manganese, ferro, sodio. Vitamine A, B1, B2, C e PP.
Nella buccia, flavonoidi, enocianine, tannini e cremortartaro; tali sostanze variano a seconda del colore dell’uva: nelle rosse prevale l’enina, nelle bianche l’enoflavina. Nella buccia dell’uva sono presenti im-portanti sostanze con proprietà antiossidanti quali i polifenoli, i flavonoidi e le antocianine. Nei semi, detti vinaccioli, è presente l’8% di olio (con il 70% di acido linoleico), il 54% di cellulosa, il 31% di acqua, inoltre: amido, tannini e sali minerali. L’acido linoleico è un acido grasso polinsaturo essenziale, che è presente nell’olio ottenuto per premitura a freddo dei vinaccioli. Il suo consumo è indicato nelle ipercolesterolemie, ateromatosi, e affezioni cardiovascolari. E’ importante tener conto delle innumerevoli varietà di uva presenti sul mercato, e delle caratteristiche del terreno nel quale la vite cresce, perché il contenuto dei principi attivi è condizionato da tali fattori. La cura dell’uva consiste nel nutrirsi degli acini, oppure nel bere esclusivamente il succo, o ancora nel ricorso ad ambedue le pratiche. Quando si mangia, l’assunzione prevede in media il consumo da 500 grammi sino a 2 chili al giorno, per un periodo di tre settimane, ma alcuni testi riportano anche 30 giorni.
Gli acini vanno masticati lentamente, ingerendo bucce e semi. Nei tempi passati l’ampeloterapia si presentava quale metodica terapeutica olistica, difatti la cura si svolgeva in campagna, e l’uva veniva raccolta al mattino presto, quando era ancora coperta di rugiada. In tal guisa l’ambiente rurale, il clima, la rugiada e gli effluvi della natura sinergizzavano la sostanza alimentare. Nei soggetti predisposti alla sindrome dell’intestino irritato, è sconsigliato l’ingerimento della buccia e dei vinaccioli, in questi casi si ricorre esclusivamente al succo, ottenuto da mezzo chilo d’uva e aumentando sino al succo di 3 – 4 chilogrammi al giorno, incrementando gradatamente nell’arco delle tre settimane di trattamento. La cura dell’uva è indicata nelle anemie, convalescenze, durante la gravidanza, nell’astenia, nell’artritismo e nella stipsi. Può servire negli stati febbrili, nei soggetti sofferenti di nefrite, azotemia, edemi, nei disturbi dell’ipertensione, nelle dermatosi. Principali proprietà: energetica, rimineralizzante, disintossicante (favorisce il drenaggio organico) e diuretica.
E’ sconsigliata alle persone in sovrappeso e alle donne durante il periodo mestruale. L’aspetto peculiare del contenuto del succo d’uva è che a contatto con i succhi gastrici forma dei carbo-nati alcalini (presenti nel sangue, linfa, chilo) neutralizzando gli acidi e mantenendo l’alcalinità dei liquidi fisiologici. In alcuni casi la cura dell’uva si limita al consumo aggiuntivo alla normale alimentazione, mangiandone circa 250 grammi prima dei pasti per la durata di 3 - 4 settimane. In questo caso il soggetto deve attenersi ad una scrupolosa dieta programmata e personalizzata. Oltre al consumo dell’uva o del suo succo, l’ampeloterapia abbraccia altri usi, come quello del succo a-greste (ottenuto prima della maturazione), utilizzato quale rinfrescante negli stati febbrili e sotto forma di sciacqui nelle angine e stomatiti. L’uva passa viene consigliata nelle affezioni polmonari, vescicali, renali ed epatiche. La linfa che sgorga in primavera dai tralci tagliati, serve in casi di calcolosi renale e biliare; instillata negli occhi è utile nelle oftalmie; in impacchi sulla cute quale cicatrizzante.
Ora occupiamoci delle virtù salutari del vino. Le proprietà salutari del vino erano ben conosciute nell’antichità, tanto da sfociare nel mito, leggenda e sacre tradizioni (le tracce del consumo del vino risalgono almeno a 10.000 anni fa). L’accostamento tra vino rosso e sangue si riferisce alla componente mistica che da sempre ha posto in correlazione il succo fermentato dell’uva e il sangue dell’uomo e degli animali, quale dimora dell’anima.
Ed è luogo comune, a rigor di popolo, asserire che un bicchiere di vino rosso fa buon sangue. I biochimici hanno rintracciato nel vino oltre 300 sostanze con azione preventivo-terapeutica. Vediamo i principali componenti chimici del vino elencato in una tabella riassuntiva.
ACQUA (g/l) 750 - 1.000
ALCOL ETILICO (g/l) 40-160
GLICEROLO (g/l) 4-20
GOMME E PECTINE (g/l) 2-4
ACIDI (g/l) 2-5
POLIFENOLI (mg/l) 250 - 5.000
OLIGOELEMENTI più di 500 elementi descritti
I principali costituenti non alcolici sono i proantocianidoli ed il glicerolo; le proprietà dei proantocianidoli offrono una via di ricerca molto interessante, grazie a:
- azione anti-radicali liberi
- proprietà antistaminiche
- protezione vascolare
- protezione solare
- proprietà anti infiammatorie
- proprietà anticarcinogene
- proprietà antivirali (i tannini distruggono il capside dei virus).
L’azione del vino sull’organismo umano è a largo raggio: incrementa la secrezione salivare (attività scialagoga) e dei succhi gastrici; ha un’azione antisettica del cavo orale. Interviene sulla circolazione sanguigna periferica dilatando i vasi sanguigni e migliorando la microcircolazione.
In giuste dosi possiede un’azione stimolante cerebrale e serve per combattere l’ansia. Tra le sostanze presenti nel vino ve ne è una che ha interessato i biochimici ed i medici: si tratta del re-sveratrolo (3,4,5 triidrossistilbene), che è una fitoalexina prodotta dalla vite ed è presente nella buccia degli acini, in quantità maggiore nelle uve rosse, rispetto alle bianche. Come composto fenolico, il resveratrolo assicura al vino rosso un potenziale antiossidante ed un’importante azione preventiva a carico dell’apparato cardiocircolatorio. Un altro principio attivo che ha attirato l’attenzione dei ricercatori sono le proantocianidine (PCO è il loro acronimo), che sono presenti in dosi maggiori nei semi, ma anche in altre componenti dell’uva e della vite. I PCO sono ottimi antiossidanti con azione sul microcircolo cerebrale e cardiaco. Grazie a queste caratteristiche si suppone che il vino possa essere d’aiuto nel morbo di Alzheimer e in quello di Parkinson. I polifenoli, i flavonoidi, gli isoflavoni presenti nel vino (per il loro potere antiossidante) prevengono i danni da invecchiamento precoce e mitigano quelli causati dall’inquinamento ambientale.
Recentemente in Francia sono stati condotti degli studi che hanno rintracciato la correlazione tra la presenza del così detto colesterolo buono (Hdl) e il consumo giornaliero, moderato, di vino rosso. Per gli astemi è possibile assumere l’estratto secco di vino rosso, da sciogliere nell’acqua per poter utilizzare il benefico effetto dei polifenoli (un grammo di polvere corrisponde ai polifenoli presenti in dieci bicchieri di vino rosso). Anche il vino bianco fa parte della pratica salutistica denominata vinoterapia, e pare che abbia un’azione preventiva sui disturbi a carico dell’apparato respiratorio, oltre a favorire la diuresi. Nel vino bianco vi sono due sostanze alle quali sono state assegnate attività terapeutiche: l’acido caffeico ed il tirosolo, che nell’organismo umano regolano il rilascio delle citochine. Tale azione è favorevole negli stati infiammatori, responsabili tra l’altro dell’artrite reumatoide. Un semplice metodo di cura attraverso l’uso del vino, consiste nel ricorrere a quelli che vengono chiamati i “vini medicati”, ovvero gli enoliti. Si tratta di tinture vinose ottenute ponendo a macero una o più droghe vegetali, di norma allo stato secco.

 
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