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Rassegna Stampa
MUSICOTERAPIA
La musica migliora la qualità
del vino. L'Università di Firenze sta
studiando il caso di alcune vigne a Montalcino
cresciute a suon di Mozart, Brahms e Listz
Sembra
una di quella favole metropolitane create alla
vigilia di ogni vendemmia, ma in questo caso
c'è anche un'università che sta
compiendo uno studio. La storia mette insieme
vigne e musica classica: un binomio alquanto
insolito. Giancarlo Cignozzi, proprietario dell'Azienda
agricola "Al Paradiso" sostiene che
da quattro anni coltiva i suoi vigneti ascoltando
la musica classica di Mozart e Tchaikovsky e
che da allora le sue piante crescono più
forti e più velocemente. La musica allontana
i parassiti, i batteri e la muffa, mentre nei
vigneti limitrofi dove non si segue "la
terapia musicale" i parassiti sono molto
attivi. Inoltre, i grappoli di San Giovese coltivati
da Cignozzi maturano in poco più di 10
giorni, mentre normalmente la maturazione supera
i 20 giorni. Tutte coincidenze? Intanto l'Università
di Firenze ha cominciato uno studio sulla cosiddetta
"Terapia musicale".
"Più volte ho accompagnato i
vendemmiatori al suono della fisarmonica ed
ho sempre avuto la sensazione che l'armonia
musicale potesse dar vita ad un'atmosfera magica
intorno alle uve a ai mosti così quando
ho creato Il Paradiso di Frassina, ho deciso
di avviare un progetto musicale che coinvolgesse
la vite e il vino" dice Cignozzi, che
precedentemente lavorava come avvocato. L'Università
da qualche mese si è messa a lavoro:
"Il vino sembra effettivamente migliore"
dice Stefano Mancuso, professore di Patologie
Agrarie all'Università di Firenze. "Ci
potrebbero essere altre ragioni, indipendentemente
dalla musica e stiamo cercando di appurarlo
attraverso dei test scientifici".
Due serie di esperimenti sono già pronti:
dieci vini diversi sono stati messi in recipienti
separati e saranno alimentati" da musica
classica, mentre altri dieci, a trenta metri
di distanza saranno lasciati nel silenzio assoluto.
La salute delle piante e la qualità dei
grappoli sarà misurata in un periodo
di tempo che supera l'annata. Nel frattempo,
nei laboratori dell'Università, le piante
saranno esposte alla musica per vedere come
queste rispondono. I ricercatori inoltre esporranno
due gruppi di vini a un'alta quantità
di insetti: naturalmente un gruppo sarà
accompagnato dalla musica, l'altro dal silenzio.
Dopo questo periodo sarà possibile stabilire
se Giancarlo Cignozzi ha ragione o se la musica
l'abbia suggestionato. Il professor Mancuso
dice che adesso è troppo presto per dare
un giudizio, ma assicura che non si stupirà
se l'ex avvocato ha visto giusto. Intanto Cignozzi
sta facendo un suo personale esperimento: vuole
capire come rispondono i suoi vigneti alla musica
di altri due amati artisti, Brahms e Lizst.
Francesco Tortora
Corrieredellasera.it
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