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A proposito di giovani (e non)
l'happy hour a Orvieto
In
principio era un semplice cocktail ad aprire lo stomaco, preparandolo
ad una cena importante. Poi venne l'happy hour, un fenomeno
analogo all'aperitivo ma più completo e meno formale,
esoticamente definito con un inglesismo, in realtà
nato negli anni '80 a Milano.
Questo appuntamento di fine giornata sta arrivando anche
nel centro-sud d'Italia. In ogni caso sempre più
spesso e sempre più bar "apparecchiano" i
loro banconi con gustosi stuzzichini tra un drink e un altro.
Certo Orvieto non è la Milano da bere (e da dimenticare)
dei mondani ice bar, dei fashion café e dei bistrot
modaioli, bar qui fa ancora rima con succhi di frutta e caffè,
eppure anche sul nostro territorio si sta diffondendo l'abitudine
di diversi bar (uno di recente rinnovato, uno di prossima
apertura, altri da sempre in voga
) di praticare tra
le 18 e le 21 il rito lombardo dell'happy hour.
Via libera quindi alla fantasia con le proposte culinarie
che arricchiscono i buffet: uova sode e olive ascolane, tartine
e crostini, pizze farcite e torte salate, lumachelle e crocchette,
miniquiche e vol-au-vent, paste fredde e calde, insalate di
riso e cous-cous, mix di verdure, fino a invitanti piatti
di frutta mista, con un curioso fondersi di cucine etniche
e ispirazioni esotiche.
Dell'antico aperitivo, insomma, non resta praticamente più
nulla. L'happy hour non anticipa la cena, ma in un certo senso
la sostituisce, costituendo un rito collettivo sociale ed
alimentare, molto in voga tra giovanissimi e non. Semplice,
ma efficace, l'happy hour è diventato un modello di
marketing vincente, che viene anche analizzato dagli studenti
di Economia della Bocconi.
La sua capacità di penetrazione è molto alta
nei ragazzi fuori sede e negli stranieri, tra i giovani "forzati"
dell'aperitivo ci sono studenti universitari che consumano
solo una volta e usufruiscono abbondantemente del buffet oppure
giovani professionisti all'uscita dall'ufficio che bevono
più cocktail, ma mangiano poco (questi ultimi sono
i clienti preferiti dagli esercenti, sempre impegnati a fidelizzare
i clienti).
È indubbio che la recessione economica abbia dato nuova
linfa all'happy hour, anche perché nell'economia di
una serata si può evitare la spesa del ristorante o
della pizzeria mangiando e bevendo abbondantemente durante
l'aperitivo e ascoltando musica, il tutto al prezzo di una
birra.
In una strategia a strascico, l'happy hour ha portato sempre
più clienti dentro i bar, dove si entra alle sette
e si esce alle due di notte. Abbattendo i tempi della spesa
al supermercato e della cucina della cena, senza trascurare
il valore dell'aggregazione e della socializzazione fuori
casa. Se il ragazzo risparmia soldi, il lavoratore risparmia
tempo prezioso.
Insomma, credere che l'happy hour non abbia influito su abitudini
e stili di vita dei giovani è come dire che in Italia
il calcio è uno sport come un altro.
da Happy hour: l'ora felice che ha contagiato studenti
e professionisti
di Davide Pompei
Orvietonews.it
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