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Il
nome della "Rosa"
Bisogna
smettere di chiamarlo rosé. Con un nome del genere c'è
da vergognarsi a ordinarlo, c'è il rischio che al tavolo
vicino qualcuno si metta a ridacchiare. La parola rosato va
già meglio, ma non è ancora il massimo, può
instillare il dubbio che si tratti di un vino bianco colorato,
magari artificialmente. La parola perfetta è rosa.
Se il vino di colore bianco si chiama bianco, se il vino di
colore rosso si chiama rosso, il vino di colore rosa lo si chiami
rosa. Ci voleva tanto? Sgombrato il campo dal noioso problema
del nome, resta il bere rosa e la sua grande stagione, l'estate.
Raffaele Alajmo (delle Calandre di Rubano - Padova) non deve
più impazzire per abbinare i vini ai menu degustazione:
"Il rosa è il vino più versatile, la stessa
bottiglia può accompagnare molti piatti". Non ci
si poteva pensare prima? Quanti musi lunghi al ristorante, quando
uno ordinava carne e l'altro pesce. Essendo impensabile prendere
due bottiglie, uno dei due commensali (l'uomo, se molto cavaliere,
o la donna, se molto innamorata) finiva col fare un passo indietro,
rassegnandosi a bere bianco sul piccione o rosso sugli scampi.
Il vino rosa, per natura polivalente, ci salva da questi abbinamenti
obbrobriosi: è a suo agio con molte carni, con la maggior
parte dei pesci e delle verdure. Una bottiglia color buccia
di cipolla o color amarena (i vini rosa hanno una vasta gamma
cromatica) può mettere d'accordo tutti senza un compromesso.
Ci sono sapori che il rosa lo esigono, come quelli della cucina
lacustre: difficile immaginare un'insalata di cavedano senza
un Chiaretto del Garda.
Avete presenti quei maniaci del vino che pontificano sul diverso
valore delle diverse annate?
Stavolta devono soltanto tacere: col rosa la vendemmia migliore
è sempre l'ultima.
da Rosé? Rosato? Chiamatelo rosa
di Camillo Langone
Panorama.it
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