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Mai più hotel minimalisti,
largo all'ironia
Forse
è "finalmente" arrivata la fine del minimalismo
e del suo concetto autocastrante". Con queste parole
Alessandro Mendini, grande architetto innamorato dell'arte,
si prepara all'inaugurazione, in luglio, del Byblos Art
Hotel a Verona. Un albergo che, c'è da giurarci,
di minimalista non avrà proprio nulla. Anzi che si
ripromette di far rivivere i fasti dei grand hotel dei primi
novecento.
Come dovrebbe essere il suo hotel ideale?
"Di un design purista misto con stile barocco. Sperando
che sia, una volta per tutte, la fine del minimalismo".
Ci descriva la sua ultima fatica allora: l'Art Hotel di Verona.
"E' ricavato da un'antica costruzione, villa Amistà,
caratterizzata da una facciata cinquecentesca e posta alle
porte della città. E' stata oggetto di grandi ristrutturazioni
per renderla il più possibile simile ad un albergo
delle meraviglie. Anche il parco presenta suggestive prospettive
con fontane, piscine e un piccolo centro benessere di Henri
Chenot".
E le camere?
"Sono circa settanta tra stanze e suite delle più
varie dimensioni: una larghissima e una molto piccola. Per
questo abbiamo dovuto realizzarne ciascuna in base ad un autonomo
progetto. L'unico elemento unificante va visto nel tentativo
di far comunicare tra loro l'arte contemporanea, il design
e la maestosità di una villa veneta. Quello che spero
è che i visitatori, una volta entrati nell'albergo,
si sentano immersi in una sorta di estraniamento da palcoscenico
onirico anche perché si è vicini a Verona che
è la città del teatro e io credo molto nell'influenza
del luogo sull'architettura".
Diciamo allora abbiamo chiuso con il minimalismo e si entra
nell'era del lusso?
"Attenzione, quello che io detesto è la retorica
del lusso. Trovo sia importante avere un senso dell'autoironia
assolutamente necessario in tempi così complicati".
di Irene Maria Scalise
Affari & Finanza
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