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Dicembre andiamo, è tempo
di stappare!
Diceva
Madame de Pompadour che lo champagne è l´unico
vino capace di render belle le donne. Ma anche lo spumante
non scherza. Ne beviamo sempre di più (il consumo
è cresciuto del 6% solo negli ultimi due anni) e sempre
più volentieri, anche se quella contro gli stereotipi
tipo "il vino dei brindisi" o "lo champagne
di serie B" è una lotta ancora in salita. Certo,
all´inizio la coppa, fino a ieri la flute e oggi il
"tulipano", già da soli simboleggiano la
festa, l´imminenza di un brindisi, la trasgressione
di una bottiglia quasi mai dal prezzo ordinario. E se il consumo
è fuori dall´ordinario come occasione (70% tra
dicembre e gennaio), allora anche la qualità deve essere
"altra". Da questo punto di vista, lo champagne
non ha rivali, almeno nella classifica ideale dei lussi. Per
fortuna, abbiamo imparato il piacere della diversità.
E i nostri spumanti, pur continuando a cambiare denominazione,
per non urtare francesi e vicini di territorio assai suscettibili
(aboliti i termini champenois e perfino spumante), oggi sanno
farsi apprezzare, bere e godere.
Piccoli cultori di spumante crescono. E insieme a loro gli
chef di nuova generazione, che tra cotture alleggerite e contaminazioni
etniche, fanno sempre più fatica ad abbinare vini dalle
spalle larghe ai loro piatti. Ma più di tutti, negli
anni, sono cresciuti i produttori, figli di aree vocate. Ora
l´unico imbarazzo è quello della scelta, tra
Brut, millesimati (prodotti solo in annate felici da uve di
quella vendemmia), Satén (versione franciacortina dei
Cremant francesi, ovvero i più delicati dei Blanc de
Blancs, realizzati da sole uve Chardonnay), rosé e
i riemersi Dosage Zéro, in cui manca il liquido di
ricolmatura.
E ricordate che la parola brindisi deriva dall´espressione
tedesca di augurio: "bring dir´s",
ti porgo (il boccale di birra o il bicchiere di vino). Quindi,
trovate un amico di flute, coppa o tulip con cui godervele.
Cin cin.
da Spumante: un dicembre tutto da bere
di Licia Granello
La Repubblica
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