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A tavola è giunta lora
di cambiare
Uno
non può pensare bene, amare bene, dormire bene, se
non ha mangiato bene, diceva Virginia Woolf. La
grande scrittrice inglese aveva chiara limportanza del
buon cibo, ma non dava rilievo al modo nel quale lo stesso
buon cibo può essere assunto. E invece queste diverse
modalità non sono irrilevanti nel determinare gli effetti
sociali di questo atto primordiale. Mangiare non è
solo nutrirsi, ma assai spesso, quando latto non sia
solitario, mangiare è anche un modo di iniziare
o coltivare una relazione con altre persone. Dunque è
importante ciò che si mangia, ma anche dove e come
lo si fa. Da molti secoli, ormai, si mangia a tavola e seduti
e lo si fa alla luce del giorno o di lampade e candele, a
seconda dellintimità che si vuol stabilire. Ma
qualcosa sta cambiando. Negli Stati Uniti in alcuni ristoranti
alla moda si sta tornando al triclinio. A New York, da "Duvet",
"Highline" o da "Bed" si cena sdraiati
in otto o dieci su enormi letti, appoggiati su comodi cuscini
di piumino doca. La posizione orizzontale, con babbucce
orientaleggianti al posto delle calzature, aiuta la conversazione
e la confidenza tra i commensali, anche se incontrati per
caso. Fioriranno anche a Milano o Roma? Laltra novità
viene dal "Dinner in the dark" di New York, ma soprattutto
dagli UnsichtBar di Berlino, Colonia e Zurigo dove ha fatto
scuola il "Blindekuh" (il "Mucca cieca").
In questi locali si cena al buio. Non si tratta di luci fioche
o di candele insufficienti. No, si tratta del buio: lesperienza
della dark room applicata alla buona tavola. Lavventore
viene accompagnato al tavolo da non vedenti che gli illustrano
il menù, esposto allingresso, indicando la posizione
dei piatti su un immaginario quadrante secondo la logica della
marineria: insalata a ore 9; formaggi a ore 3. Eliminando
il senso della vista si smonta la bellezza del piatto come
scorciatoia per soddisfare il cliente e si esaltano i sensi
dellolfatto, del gusto e del tatto. La sperimentazione
del mangiare senza luce genera quel tanto di ansia che induce
a comunicare per commentare, rassicurarsi. E commentando,
commentando si può tornare al caso precedente.
da Affari & Finanza
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