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Un po' cheese e un po' wine
Sono trendy e fanno tendenza, attirando un numero sempre più
grande di appassionati. Il target? Giovani, ma non solo, perché
la formula cacio e vino piace davvero a tutti. Il segreto
dei "cheese-bar" sta nell'accostamento dei due
mondi, separati fino a qualche tempo fa, dal cui matrimonio
è nato un vero e proprio business a tutto vantaggio
dei buongustai. Il filo conduttore che li unisce è
la massima estensione sensoriale, indispensabile per degustare
sia un buon bicchiere di vino che un tomo d'alpeggio; infinite
sono le combinazioni di sensazioni, perché nella gamma
dei sapori c'è solo l'imbarazzo della scelta. Basti
pensare che solamente in Italia esistono quasi 600 diversi
tipi di formaggio, senza contare quelli stranieri, gli spagnoli
in testa oltre agli intramontabili francesi, che stanno conquistando
i palati degli italiani più curiosi.
Sono sopratutto le città del Centro-Nord ad ospitare
i cheese bar, piccoli locali fino a 40 coperti circa dove
del formaggio, da consumare in piedi o seduti, se ne fa un
culto. I formaggi più richiesti oggi sono caprini e
tomi d'alpeggio, morbidi e cremosi che ben si sposano con
la gamma dei vini offerti, ma anche con miele, aceto balsamico,
extra vergine e tante cruditè. Quanto ai prezzi, l'offerta
è per tutte le tasche: dipende dalla selezione dei
formaggi e naturalmente della bottiglia che, in alcuni casi
può essere anche di birra. Che il cheese bar sia in
ascesa lo dimostra il fatto la formula del franchising è
già una realtà.
L'input a questi locali sicuramente lo ha dato il vino e
la sua rinnovata immagine che, se consumato soprattutto fuori
dalle mura domestiche, piace e aiuta a socializzare; ma anche
il formaggio gioca un ruolo importante. Riscoperto attraverso
la Francia nel corso degli anni '90, questo settore sta richiamando
oggi una nuova attenzione, dovuta anche in parte al via libera
ottenuto dalle nuove regole in campo dietetico. Non è
un caso che nel calo generalizzato dei consumi familiari questi
prodotti vadano in controtendenza, avendo registrato nei primi
sette mesi del 2005, secondo dati Ismea-Nielsen elaborati
da Coldiretti, un aumento in quantità del +3%.
fonte ANSA
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