|
Il vino per i giovani è bevanda
esistenziale
Il
vino "fa essere", piuttosto che "fa fare".
I giovani tra 18-30 anni sembrano apprezzare l'aspetto
"meditativo" del vino, la possibilità
di degustarlo fuori casa, con "buona lentezza",
in piccoli gruppi e in coppia: una tendenza accentuata tra
le ragazze che ne associano il consumo alla vita sociale,
alla sfera degli affetti e dell'intimità.
La ricerca - presentata all'Università di Perugia nell'ambito
della campagna nazionale "Vino e giovani" di Enoteca
Italiana e Mipaf - riguarda il vino inteso come oggetto di
nuova mediazione sociale, il suo valore simbolico "nella
percezione" delle nuove generazioni, ed è partita
dall'analisi dei dati su luoghi, tempi e modalità del
consumo, rilevati attraverso il questionario web. Se, allora,
il 20% della fascia tra 18-24 anni consuma vino rosso (il
27% degli over 40) e il 6% vino bianco (il 5% degli over 40),
si scopre che ben il 43% della fascia tra 25-30 anni beve
ogni giorno vino rosato (forse per l'abitudine all'aperitivo)
e che comunque "già a partire da 18 anni si rileva
un consumo di vino che non si discosta poi molto dalle cifre
degli adulti".
La tendenza generale è quella di bere vino "fuori
casa" (28% del totale). Il 28% delle donne, in particolare,
dichiara di bere vino spesso fuori casa (il 10% in famiglia);
il consumo extra domestico attrae sia la fascia tra 18-24
anni (26% contro il 15%), che quella tra 25-30 anni (31% contro
14%). Diffusa anche nella fascia tra i 31-40 anni, l'abitudine
a bere vino fuori casa (28% contro il 23%); si attesta invece
al 29% il consumo casalingo degli ultra40enni.
Il consumo frequente, tra 18-30 anni, è legato alla
socializzazione (aperitivo e dopocena), con una predilezione
per il momento mondano dell'aperitivo da parte della fascia
25-30 anni (13%). "Una cena con gli amici", ottiene
comunque la più alta percentuale di preferenze in tutte
le categorie.
"Sembra manifestarsi per i giovani italiani -
spiega Angela Mengoni, autrice della ricerca - la possibilità
di infrangere la decisa inclinazione di adolescenti e giovani
per il consumo 'anglosassone', legato a birra e superalcolici,
affiancandovi un'accezione più 'meditativa' della convivialità,
meno legata all'ebbrezza che non alla conversazione, alla
lentezza, alla capacità di cogliere piaceri raffinati
e più meditativi. Il vino - aggiunge - piuttosto
che come oggetto-strumento verso un eccesso, come oggetto
che 'fa fare', si propone come oggetto identitario, che 'fa
essere', capace di incarnare alcuni tratti esistenziali del
suo fruitore".
In realtà, una delle idee o situazioni più associate
al vino da parte di tutte le fasce di età è
quella dello "stare con la persona amata": per le
donne, in particolare questa risposta si colloca in seconda
posizione con l'11% delle preferenze. Le nuove generazioni
immaginano "il mondo del vino a forti tinte corporee"
- conclude la ricerca -; questa bevanda è per loro
"fattore identitario di appartenenza ad un territorio"
(il 9% del campione cita al primo posto il Barolo, seguito
da Brunello di Montalcino e Chianti), e "il suo consumo
può trasformarsi in una vera e propria pratica di 'resistenza',
contro l'omologazione dei prodotti globalizzati".
E la comunicazione del vino? Prevedibilità e tendenza
esagerata a proporlo come fenomeno alla moda, le accuse rivolte
dagli under 30 ai mass media. Per il 51% del campione, sagre
e passaparola sono fonti di informazione preferite a stampa,
radio e tv. Unica parziale eccezione, le riviste specializzate.
da Orvietonews.it
|