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Lancia in resta contro l'iva applicata
al vino
Gianni Zonin (presidente della più grande azienda vinicola
privata italiana) ritorna su di una questione cruciale
in un intervento pubblicato su "Il Gazzettino".
Ne riproduciamo la parte più significativa.
"Pane
e Vino: per millenni sono stati un binomio indissolubile.
Fin dai primi stadi della civiltà umana, essi hanno
costituito infatti la bevanda e l'alimento primari che hanno
accompagnato l'evoluzione dell'uomo. Ancora oggi pane e vino
restano gli alimenti fondamentali di una sana dieta mediterranea,
ma tuttavia quel binomio ferreo non esiste più. Anche
perché una norma fiscale ha diviso pane e vino. Sul
primo infatti viene applicata un'Iva del 4%, come avviene
per il burro, il latte, l'olio, la frutta e verdura. Mentre
oggi sul vino, equiparato ai superalcolici, grava un'Iva del
20%, la stessa applicata ai beni di lusso. Un po' come se
il vino fosse un profumo.
Negli ultimi due anni, la difficile congiuntura economica
europea, il rafforzamento dell'euro nei confronti del dollaro,
la liberalizzazione dei mercati a livello mondiale, hanno
però indotto i consumatori ad un atteggiamento più
prudente nei confronti del vino. Abbiamo assistito ad un raffreddamento
nei consumi e, di pari passo, ad una maggiore attenzione ai
prezzi dei vini acquistati.
Le scarse vendemmie 2002 e 2003 e il conseguente aumento dei
prezzi alla produzione, la perdita di 6-7 milioni di ettolitri
all'esportazione e il ritorno alla normalità produttiva
con la vendemmia 2004 stanno creando serie difficoltà
al nostro settore, difficoltà che tenderanno ad acuirsi
con l'arrivo dell'estate e soprattutto con la nuova vendemmia,
se la quantità sarà normale o peggio abbondante.
Di fronte a questo scenario, è necessario uno sforzo
comune di tutti i produttori. Dobbiamo continuare a migliorare
la qualità dei nostri vini, se vogliamo mantenere le
nostre esportazioni; dobbiamo contenere i prezzi alla produzione
e nel punto di vendita se non vogliamo indirizzare i clienti
verso i produttori cileni, australiani o americani che, dopo
aver invaso i nostri tradizionali mercati d'esportazione,
hanno cominciato a portare i loro vini anche sugli scaffali
dei supermercati di casa nostra
E' necessario un ulteriore sforzo sul fronte dei prezzi al
consumo. Ma è uno sforzo che non può essere
richiesto ai produttori. La strada più diretta e
che darebbe un aiuto straordinario al settore è la
riduzione dell'Iva sul vino dal 20\% al 10\%.
Sarebbe un atto di giustizia fiscale nei confronti del vino
che viene a scontare oggi l'aliquota più elevata nel
settore alimentare. Sarebbe anche uno straordinario messaggio
del governo nei confronti del consumatore per mantenere la
tradizione, secolare, salutare e tutta mediterranea, di un
buon bicchiere di vino a complemento di ogni pasto.
Il contenimento dell'Iva sul vino al 10% consentirebbe ai
produttori viticoltori, che applicano il regime speciale dell'Iva,
di incamerare l'Iva con una aliquota che appare sufficiente
a compensare l'Iva versata per gli acquisti. Infine la riduzione
dell'imposta sul valore aggiunto sarebbe un segnale forte
rivolto alla distribuzione (negozi, ristoranti, enoteche)
perché i prezzi finali al consumo subiscano, almeno
di altrettanto, una riduzione".
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